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Sergio Vecchio. Una mostra retrospettiva al Complesso San Michele di Salerno

Il vernissage per la mostra retrospettiva L’impronta dorica nel segno contemporaneo dedicata all’artista Sergio Vecchio si terrà il 21 febbraio alle 18.00 al Complesso Monumentale San Michele, nel centro storico di Salerno.

La mostra, che rimarrà allestita e visitabile fino al prossimo 3 marzo, vuole rendere omaggio ad un artista eclettico, che seppe manifestare la sua personalità nelle arti visive come nella ceramica e la scrittura.

Quello di Vecchio attraverso l’arte è stato un viaggio fra passato e presente e con una propensione al futuro in cui Paestum e la Magna Grecia, con la loro classicità e la loro forte impronta, appunto, ritornano ciclicamente e prepotentemente anche ed anzi, più forti e dirompenti anche quando l’artista è lontano dalla sua terra. Da qui nasce il suo sogno di realizzare un Museo della memoria che accogliesse al casello 21 la sua sterminata collezione di stampe, cartoline, tele e ceramiche di Paestum.

Un desiderio che, pare, fra poco diverrà realtà con gli inizi dei lavori al Casello come ha confermato Francesco Alfieri, presidente della Provincia durante la cerimonia di donazione del pannello 2015 alla Carisal il 10 febbraio scorso.

Durante il vernissage verrà proiettato il video ideato da Viviana Vecchio sulla base di 7 video precedenti, testi  e immagini dell’archivio dell’artista montati ed assemblati da Elpidio Sorbo in 40 minuti e 10 secondi.

Il 22 febbraio alle 18.00 si terrà il concerto “Gli strumenti del mito. Suoni per il segno di Sergio Vecchio” con il Maestro Antonio Senatore flauto, Mario Montani flauto, M° Antonio Rufo oboe e corno inglese, Giuseppe Feraru oboe, M° Marco Frasca clarinetto, M° Mauro Fagiani violoncello, M° Luca Gaeta violino, M° Gerardo Avossa Sapere, hangdrum.

Il 29 febbraio inoltre, alle ore 18.00 “Diario tra segno e parole Marco Vecchio, voce e Flavio Erra basso. Un viaggio nei versi di Sergio Vecchio tra mito e memoria, gli oracoli della sua pittura, accompagnato dai suoni del basso di Flavio Erra.

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