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Sapori perduti

Corbezzolo, uva cornicella, uva fragola, mela annurca, corniolo, mela roggia, ciliegia limonella, vacche Varzesi-Ottonesi-Tortonesi-Barà-Pustertaler, ovini delle specie Frabosana, Salatasassi, Tacola, capre delle specie Vallesana, Roccaverano, Grigia delle Valli di Lanzo, i suini Neri Siciliani e la razza sarda. Si potrebbe continuare!

Forse qualcuno ancora ne ricorda i nomi, sicuramente ancor meno ne ricorderanno i gusti; è questo il prezzo che stiamo pagando, proni alla standardizzazione delle produzioni.

L’impoverimento colturale ed agro-zootecnico porta con se’, in un certo senso, anche un impoverimento culturale.

Le usanze ed i costumi locali, legati come sono, in special modo in Italia, alle mille cucine tipiche locali, tanto più diverse quanto più ci si allontana da nord a sud dello stivale, venivano esaltate dalle diversità, dai particolari momenti storici, religiosi, folkloristici, ludici durante i quali questo piuttosto che quell’alimento erano essenza stessa della ricorrenza religiosa o della festa locale.

Fin dall’antichità si sa che se, in acqua o in aria, non ci sono differenze di temperatura (che potremmo identificare come diversità culturali) non vi è corrente che possa trasportare con se plancton o pollini (che potremmo identificare in conoscenze e cultura), con conseguente depauperamento delle specie animali e/o vegetali (che potremmo identificare in arte, scrittura, scienza ecc.); sapremo invertire la rotta?

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