Come nasce l’idea di creare un oggetto e come prende forma?
Se n’è parlato ieri sera presso Il Cigno – Fondazione Bartolomeo Gatto, dove, nell’ambito della Salerno Design Week, si è tenuto uno degli AperiDesign che stanno animando la città in questa 5 giorni di eventi, occasione di incontro e confronto con il design e la creatività volta alla produzione di oggetti, di arredi, di ambienti urbani, di luoghi di socialità.

Ospiti della Fondazione Bartolomeo Gatto, nata su iniziativa della famiglia del pittore salernitano nel suo atelier di Giovi Altimari, come punto d’incontro dedicato all’arte. A raccontare la nascita di prodotti che uniscono design e funzionalità, è stato dunque Nello Antonio Valentino, uno dei designer e fondatore, insieme ad Aniello Rega, di BHUMI Ceramica, azienda artigianale di ceramica di Celzi di Forino, un paesino dell’avellinese. «Un’eccellenza del design che trae ispirazione dal territorio», dice Stefania Rinaldi, intervenuta all’incontro insieme a Giovanna Basile, organizzatrici della SDW, che aggiunge:«sono molto contenta di questo incontro e davvero ringrazio i tanti designer che sono intervenuti a Salerno in questi giorni».
Niente di più naturale, per una città come Salerno, con una grande tradizione ceramica locale, che parlare di ceramica, anche se quella di BHUMI ha un apporto di innovatività e design particolari, tanto da esser stata selezionata dall’ADI Design Index e dai Dezeen Awards.
Ma nonostante i riconoscimenti, anche internazionali, per Nello Antonio Valentino il legame con il locale resta nel trarre ispirazione, spiega, dagli antichi reperti archeologici di Paestum, che diventano archetipi per realizzare manufatti contemporanei, pezzi di design da dedicare alle divinità, belli e funzionali allo stesso tempo.
Un’idea che prende vita da un’intuizione di Aniello Rega e Nello Antonio Valentino, nella quale hanno coinvolto alcuni giovani designer campani: Giuseppe Valentino, Raffaele Calvino e i 400 GON.
Come Oinochoe, l’oliera che richiama le tradizionali brocche di Poseidonia o il piatto Scyphi, con un decoro ripetitivo lungo il bordo, sviluppato anche in collaborazione con uno chef per definirne le dimensioni, rendendolo così adatto anche alle esigenze di impiattamento di un ristorante contemporaneo, o ancora, la bottiglia Opsis, che riproduce un motivo decorativo di un reperto archeologico incompleto raffigurante un viso con un copricapo, che in questo prodotto diventa il collo di una bottiglia.

Nelle Ciampate del Diavolo, il legame con la terra diventa ancora più profondo: un progetto artistico-artigianale di ceramiche che riproducono le impronte fossili del sito archeologico di Tora e Piccilli, in provincia di Caserta, impronte umane dei primi italiani, che la gente del posto aveva a lungo identificato come orme del Diavolo. Per BHUMA diventano forma e sostanza di manufatti decorativi ai quali è però anche possibile dare una funzionalità precisa.
Dall’idea alla produzione.
Il design dopo la fase progettuale, inizia a materializzarsi attraverso la stanza 3D in polimero, spiega ancora Valentino, questo consente di fare dei test, anche di usabilità e di apportare modifiche, fino a definire la forma nelle dimensioni perfette per l’utilizzo che dovrà avere. La produzione resta artigianale: dal prototipo in polimero si ricava un calco di gesso e dal calco il manufatto, in un processo che conserva il fascino di gesti antichi che riescono però a creare qualcosa di fortemente contemporaneo.