Continuano gli incontri di spessore organizzati dall’Ordine dei Giornalisti della Campania per garantire opportunità di formazione, gratuite, a tutti gli iscritti, sia pubblicisti che professionisti, per i quali la formazione è un obbligo.
L’ultimo appuntamento, solo in termini di tempo, del 12 giugno, si è tenuto a Salerno nella sede dell’ONMIC – Associazione Nazionale di Promozione Sociale – dal titolo “Algoretica e Comunicazione della Solidarietà. Comunicazione digitale inclusiva, accessibile e multilingue nell’economia sociale”.
L’incontro si è aperto con i saluti di Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania ed ha visto l’intervento di Tea Luigia Siano, Dottore di Ricerca in Social Theory, Digital Innovation and Public Policies presso l’Università degli Studi di Salerno, del prof. emerito di Filosofia del Diritto dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e Rettore dell’Università telematica “G. Fortunato”, Giuseppe Acocella, di Don Nello Senatore, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose “San Matteo” di Salerno, di Dino Angelaccio, Coadiutore del Gruppo Accessibilità dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A moderare l’incontro: Gianni Russo, docente di Comunicazione istituzionale e nuovi media presso l’Università Vanvitelli – Dip. Scienze Politiche.
Don Nello Senatore ha condiviso il quesito su quali siano le reazioni di fronte alla pervasività della tecnologia, affermando che «c’è bisogno di criteri che ci aiutino a ricordare che la tecnologia è creazione dell’uomo e che l’uomo è al centro», con chiaro riferimento all’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV.
Il richiamo è all’algoretica, il neologismo attraverso il quale si uniscono algoritmo ed etica, coniato da Paolo Benanti o da Luigi Lombardi Vallauri (?!), richiamando alla necessità di trovare nell’etica un criterio per non disumanizzarsi.
«L’uomo rimane tale», commenta Don Nello Senatore, «perché ha la coscienza di sé mentre la macchina ha bisogno di qualcuno che gli dia un fine. Mente, cuore e fisicità devono restare punti fermi dell’umanità».
Il pericolo reale è quindi l’algocrazia: chi possiede i dati può orientare, manipolare, persuadere e questo è uno dei pericoli che dobbiamo evitare.
Alle parole di Don Nello Senatore fanno eco quelle del Prof. Giuseppe Acocella che richiama al potere, nella connotazione positiva del termine, dei giornalisti di diventare ponte tra lo statuto della disciplina algoretica – statuto ancora da definire – e la diffusione a tutti di tale disciplina.
Gli interrogativi di Acocella invitano alla riflessione.
La diffusione degli strumenti di comunicazione ha accresciuto il potere dell’informazione nell’era digitale?
L’informazione senza limiti, oscurando il problema della legittimità delle fonti, ha consentito una maggiore libertà personale?
L’accesso facilitato all’informazione attiva ha imposto maggiore vigilanza sulle fake news.
È il primo comando etico per il giornalista che diventa così “agente della democrazia” in un contesto in cui l’accesso all’informazione è maggiormente esposto al rischio di manipolazione.
L’informazione e così i giornalisti, hanno il potere etico di verificare e veicolare.
Oltre i rischi legati al loro utilizzo distorto, comunicazione e tecnologia restano due strumenti importanti per diffondere l’inclusione.
Dell’importanza di usare un linguaggio inclusivo ha parlato Dino Angelaccio.
In Italia ci sono 13 milioni di persone con disabilità, nel mondo sono un miliardo e 300 milioni. La progettazione, dei luoghi fisici quanto di quelli virtuali, dovrebbe tener conto di questi numeri e del fatto che progettare in maniera inclusiva significa progettare per tutti.
In un Paese come l’Italia, dove è concentrato il 70% del patrimonio culturale mondiale, l’accesso alla bellezza è un segno di democrazia. Angelaccio richiama le parole di Papa Francesco: la bellezza o è di tutti e per tutti o non è un diritto e non è bellezza.
Pensare a tutti pensando alle persone nella loro unicità.
«Il linguaggio che utilizziamo non è mai neutro», dice Angelaccio, e parlare di «persone con disabilità“ diventa sostanziale nella comunicazione per vedere e rispettare la persona».
E’ questo il punto di partenza per progettare luoghi, ristrutturare siti di interesse artistico-culturale per renderli accessibili non solo fisicamente ma consentendo di fruire quei luoghi in base ai diversi tipi di disabilità che la persona può avere.
«Bisogna superare la dicotomia tra il rappresentare la persona con disabilità come un super-eroe o averne un senso di compassione», conclude facendo riferimento ad alcune best practices come il progetto Touch2See attivato allo Stadio Olimpico di Roma che, attraverso l’uso di un piccolo device mobile, consente a persone non vedenti o ipovedenti di seguire le azioni di gioco in tempo reale attraverso il tatto o la “quiet room”, da dove i bambini con disturbi dello spettro autistico possono seguire la partita in un ambiente tranquillo e protetto stando, al contempo, in compagnia di altri bambini.