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FRANCESCA PANCRAZIO – FAR CRESCERE IL NOSTRO MARCHIO E’ LA PROSSIMA SFIDA

E’ stato un maggio di fiere per Francesca Pancrazio, dell’omonima azienda di conserve vegetali, da poco rientrata da TuttoFood a Milano, PLMA di Amsterdam e dopo aver incontrato tanti clienti.

Oltre ad occuparsi del marketing e della sostenibilità per l’azienda di famiglia, è anche presidente del gruppo giovani dell’ANICAV – Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali.

«Con me e mio cugino Antonio, la Pancrazio spa è alla quarta generazione», ci racconta Francesca, che nei mesi scorsi è anche stata ospite degli incontri di Believers, la community che crea occasioni di networking tra persone, imprenditori e professionisti, che pensano e sognano in grande.

Pancrazio spa è infatti un’azienda storica del salernitano, ha 96 anni, e nacque con il bisnonno di Francesca, Annibale Pancrazio, che acquistò il primo sito produttivo dove venivano lavorati il pomodoro ed il concentrato di pomodoro.

«All’epoca producevamo anche le lattine in banda stagnata per il confezionamento dei pomodori, quindi il nostro ciclo produttivo era davvero completo», continua, «intorno agli anni ’70 iniziammo a lavorare anche i legumi, potendo così lavorare per 12 mesi all’anno, diversamente da quanto facevano le altre aziende conserviere di pomodoro che lavoravano solo d’estate».

Il pomodoro infatti va lavorato entro le ventiquattro ore dalla raccolta ed ha una forte connotazione stagionale. Poter coprire, con altre lavorazioni, l’intero arco dell’anno significava ottimizzare i costi e dare stabilità alle maestranze.

«Con mio padre e con mio zio, negli anni ’80, ci siamo aperti ai mercati esteri, poi ci sono state innovazioni in ambito produttivo fino agli inizi degli anni 2000 quando, con 26 anni di anticipo rispetto al boom dei nostri giorni, abbiamo intrapreso la produzione biologica, sia di pomodori che di legumi», ci dice. In tempi in cui il bio era ancora qualcosa di semi-sconosciuto, fu intuito il potenziale di questa fetta di mercato.

«Oggi siamo leader di mercato nel Regno Unito, in Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda con la linea biologica, che rappresenta il 70% del fatturato».

Antonio, Francesca ed Annibale Pancrazio

Ed il suo ingresso in azienda?

«E’ avvenuto quattro anni fa e non è stata una scelta “naturale” ma neanche imposta. Lavorare nell’azienda di famiglia era una possibilità ma non l’unica, tant’è che mi sono appassionata a questo tipo di lavoro imprenditoriale a poco a poco, dopo la laurea in giurisprudenza, la specializzazione in diritto tributario e commerciale ed altre esperienze di lavoro».

Che ruolo riveste, oggi?

«Mi occupo del marketing e della sostenibilità e per questo partecipo spesso alle fiere, da cui sono reduce. La mia sfida principale è far crescere la brand awareness. Il nostro è un prodotto facilmente sostituibile in un mercato molto competitivo. Dunque, la sfida è creare un sistema di marchio forte. La prima cosa che ho fatto è stato attuare il re-branding del marchio per renderlo più riconoscibile e forte. Adesso l’obiettivo è farlo affermare anche nel nostro territorio.

E’ bello vedere il proprio marchio all’estero ma vederlo nei punti vendita in Italia è un orgoglio ancora più grande. E poi, ad ogni obiettivo raggiunto, l’asticella si sposta sempre un po’ più in alto. E’ il tarlo dell’imprenditore», sorride.

Quanto è difficile fare impresa oggi e nel sud Italia?

«E’ difficile fare impresa sul nostro territorio specie nelle aziende medie e specie nel settore agroalimentare, in cui molte aziende vengono inglobate dalle grandi multinazionali, con i vantaggi ma anche gli svantaggi, del caso. Per le imprese di medie dimensioni la criticità maggiore sono le basse marginalità, che danneggiano la qualità.

Il nostro mantra però è proprio quello di non rinunciare mai ad offrire un prodotto di qualità. E’ quello che ci distingue».

Si parla molto della difficoltà di trovare personale da impiegare. E’ un fenomeno che interessa anche il vostro settore?

«E’ una dinamica che ci tocca perché non esistono più molte figure che sono fondamentali per le nostre lavorazioni. Per questo motivo, quelle figure vanno formate ed è necessario creare un raccordo vero tra il territorio, che lamenta la mancanza di lavoro e le aziende, che non trovano le figure professionali che cercano. Bisogna perciò creare un network che metta insieme domanda ed offerta di lavoro.

Esistono però delle realtà che formano figure professionali, come la SSICA –  Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari – di Angri, che è molto attiva in questo e che riesce a formare figure come quella degli aggraffatori, sempre molto richiesti nel nostro settore.

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