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Una giornata particolare. Le emozioni dei tedofori salernitani verso Milano Cortina 2026

La giornata di ieri, con il passaggio della fiaccola olimpica nella città di Salerno, è stata carica di emozioni per tutti ma per qualcuno ha avuto un sapore unico. Quella dell’esperienza che hanno vissuto i tedofori.

Parliamo dei (e con) i tedofori che quella torcia l’hanno portata con orgoglio per le strade della loro città unendosi al messaggio di partecipazione sportiva alle gare e fratellanza che le Olimpiadi trasmettono.

In vista dell’inizio dei Giochi Milano Cortina 2026, la torcia olimpica infatti sta facendo il giro d’Italia diffondendo l’entusiasmo per le olimpiadi invernali che partiranno a febbraio e divulgando un messaggio di pace che, in questo anno e in questo periodo natalizio, assume un significato ancora più profondo di speranza.

E’ ancora emozionata Benedetta De Luca, influencer salernitana impegnata sui temi della DEI – Diversity, Equity, Inclusion, scelta dal team di Coca Cola per portare la torcia olimpica.

«Ho portato la torcia olimpica con grande orgoglio. Temevo che, essendo in carrozzina, la torcia non si vedesse bene, perciò ho fatto di tutto per tenerla bene in alto. Io, che, per tanti anni, mi sono un po’ vergognata della mia disabilità, mi sono sentita invece sicura di me e fiera, felice e coraggiosa e se anche una sola persona, grazie a quella fiamma, si è sentita più “vista”, allora quella fiamma avrà fatto il suo lavoro», commenta ancora incredula di quanto ha vissuto. «E’ stata una delle emozioni più grandi della mia vita, credo, seconda solo al giorno in cui mi sono laureata», continua.

L’emozione per lei è iniziata già mesi fa, quando ha ricevuto l’e-mail che la informava di essere stata scelta come tedoforo, «ma ho realizzato che quel momento era arrivato solo quando sono arrivata al punto d’incontro con gli altri tedofori. Lì l’emozione è aumentata, forse contagiata da quella degli altri “colleghi” con cui, in un attimo, eravamo già una squadra, c’è stata un’energia pazzesca. Indossare la tuta bianca di Milano Cortina 2026 è stata un’altra cosa bellissima e mi stava anche benissimo!», sorride. «Era il giorno del mio compleanno e questo è stato un regalo davvero speciale e che non dimenticherò mai. Poi siamo saliti sul pulmino che ci ha avvicinato all’inizio della staffetta. Può sembrare una cosa semplice ma per me che sono in carrozzina e sono abituata ad avere difficoltà nel fruire dei mezzi pubblici perché c’è sempre qualcosa che non funziona, non è così. Invece è andato tutto per il meglio, il mezzo era completamente accessibile, con la pedana per persone con disabilità, perciò non mi sono sentita per niente discriminata ed ho potuto godermi il tragitto insieme agli altri tedofori per le strade della città, tra i saluti e le grida di gioia delle persone». Una volta scesa dal pulmino, sono stata travolta dall’affetto dei salernitani e dei miei familiari, che erano lì ad aspettarmi con uno striscione fatto da mia madre».

Il momento più bello? «Quando c’è stato il “torch kiss”, il bacio tra le torce, cioè quando c’è stato il passaggio della staffetta. In quell’attimo, ho guardato l’altro tedoforo negli occhi e ho espresso il desiderio che questa luce possa illuminare un sogno collettivo, quello di un mondo che include e che non lascia indietro nessuno».

Benedetta De Luca e la torcia olimpica

Ed il tedoforo con cui ha fatto staffetta Benedetta De Luca è Stefano Maiolica, content creator, scrittore ed imprenditore originario di Salerno ma trapiantato nel capoluogo lombardo.

«Inizialmente, quando mi hanno contattato, credevo di dover fare da tedoforo a Milano ma quando mi hanno detto che avrei potuto farlo a Salerno, la scelta è stata ovvia. Sono tra i creator ambassador di Milano Cortina 2026, quindi racconto già sui social il prossimo inizio delle Olimpiadi. Gli organizzatori sapevano quanto tenessi alla mia città e mi hanno dato questa stupenda opportunità», ci racconta.

«Poter tornare a Salerno e vivere un’esperienza così intensa mentre la mia famiglia e la mia città sono, di solito, escluse da tutto quello che invece faccio come personaggio noto, perché vivo a Milano, è stato un sogno. Mi dispiaceva che questa parte della mia vita, quella delle mie origini, fosse sempre esclusa, invece fare una cosa come questa proprio a Salerno è stato stupendo: mi hanno visto i miei genitori, i miei amici e soprattutto mia nonna che, fino alla fine, non avrebbe dovuto esserci perché è in carrozzina ma questa volta non è voluta mancare, facendomi una bellissima sorpresa. Mi sono emozionato tantissimo e lei con me. Si dice che il fuoco olimpico sia qualcosa che si tramanda, che si eredita, un po’ come le radici», conclude, «quindi portarlo nella mia città per me ha rappresentato come il chiudersi di un cerchio, il completamento di un percorso che, nonostante mi porti spesso lontano, mi riconduce sempre a casa. Sono orgoglioso di essere stato un tedoforo olimpico nella mia città natale».

Il tedoforo Stefano Maiolica

A questa emozione si aggiunge quella di Peppe Iannicelli, giornalista salernitano di lungo corso che, nonostante sia avvezzo alle luci della ribalta in veste di presentatore o moderatore di eventi e manifestazioni, non riesce a contenere l’entusiasmo.

«Sono stato tedoforo olimpico. Per pochi metri e pochi minuti ho condotto per le strade di Cosenza la fiaccola olimpica riscaldando il mio cuore e quello di tutti con i più alti valori di pace, fratellanza, solidarietà». Iannicelli ci racconta come mai lui, salernitano, si sia ritrovato a condurre la torcia a Cosenza: «Il Comitato Organizzatore ha aperto le candidature anche alla società civile e non soltanto agli sportivi con l’intento di coinvolgere nel viaggio della Fiamma Olimpica storie e persone ritenute in qualche modo esemplari per le proprie comunità. Mi sono candidato in Primavera. A fine Agosto la meravigliosa notizia che sarei stato tedoforo. E’ cominciata la trepidante attesa di conoscere il luogo ed il giorno di convocazione. Due settimane orsono ecco la mia destinazione: 21 Dicembre Cosenza. Senza nessuna possibilità di cambiare giorno e sede. Prendere o lasciare. Ovviamente ho accettato, avrei accettato anche Pantelleria o Aosta, vivendo a 250 chilometri da Salerno questa indimenticabile esperienza con la Fiamma che sarebbe poi passata praticamente sotto casa mia».

Per ciascuno, questa esperienza ha assunto anche una importante valenza personale dunque. Iannicelli infatti, parlando della staffetta che lo ha visto impegnato a Cosenza, continua:«Un piccolo tragitto che corona un lungo viaggio cominciato tre anni orsono. Ero un obeso gravissimo e facevo fatica persino ad alzarmi da una sedia. Mai avrei potuto neanche immaginare di compiere una simile impresa. La consapevolezza, la disciplina, il supporto di persone care, il consiglio di bravi medici mi hanno permesso di coronare il mio sogno olimpico. Una vera e propria rinascita personale che contiene anche un incoraggiamento per tutti: è sempre possibile riprendere in mano la propria vita! La mia avventura olimpica è cominciata nei banchi del Liceo Classico. Il mito dei Giochi e della Pax Olimpica mi hanno sempre esaltato. Ho avuto il privilegio di visitare l’area archeologica di Olimpia ed ho vissuto a pieno la divinità dello sport. Quando è stata accesa la mia fiaccolata ho avvertito il calore di una storia millenaria e ne ho ricevuto un’energia straordinaria. Ho cominciato con passi lunghi, poi la camminata veloce ed infine una vera e propria corsetta prima di cedere la fiamma al tedoforo successivo. Sveglia in piena notte per esser puntuale alla partenza di Cosenza. E subito dopo rientro a Salerno per “accendere“ il braciere olimpico alla Stazione Marittima: una staffetta meravigliosa ed esaltante».

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