I cambiamenti e le azioni di CSR non devono necessariamente prevedere grandi azioni. Anche con piccole decisioni e scelte semplici, si può aumentare il benessere delle organizzazioni e contribuire a creare delle Metamoforsi.
Il mese scorso è stata protagonista al Salone della CSR con il suo progetto Metamoforsi. Crea reti che vogliono avere un impatto virtuoso sul reale e lo fa attraverso il marketing.
E’ Carmela Villani, titolare di “CiVuoleMarketing”, Società Benefit, attraverso la quale accompagna aziende e professionisti verso la realizzazione di piani di business consapevoli che l’apporto di ognuno sulla realtà circostante può (aiutare a) fare la differenza.
Ha da poco presentato il suo quarto volume della collana I Quaderni del Giovedì del Marketing: “Sperimentazioni di marketing rigenerativo – Ai makers, sostenibilità agita e valorizzazione talenti”. Cosa intende con marketing “rigenerativo”?
E’ un concetto a me molto caro perché non ha solo a che fare con il marketing come cambiamento ma come forza rigenerativa.
Andando nel concreto, ho sempre cercato di capire quanto sono state rigenerative le aziende con cui ho lavorato, ad esempio, quanta CO2 hanno risparmiato quando, per il tragitto casa-lavoro, si è messo a disposizione un servizio di car-sharing, facendo determinate scelte che hanno coinvolto anche i dipendenti.
Il marketing rigenerativo insomma non coinvolge solo le imprese negli obiettivi aziendali ma crea valore a cascata, attivando circoli virtuosi. Gli stessi che si attivano durante i GiovedìDelMarketing, quando le idee si incontrano per dar vita ad azioni vere e proprie.
Nel libro affronta uno dei temi del momento: l’ Intelligenza Artificiale. Perché parla di “mestieri di fiducia”?
Mestieri di fiducia perché in questa evoluzione non possiamo non esserci come esseri umani. Mi spiego meglio. Nel libro ho volutamente inserito il tema dell’AI perché molti sono spaventati da questa innovazione. Allora la nostra sperimentazione sociale ha previsto di prendere in considerazione persone con mestieri e professionalità “costruiti”, consolidati, che non hanno avuto il timore di sperimentare l’AI perché ne hanno compreso la capacità di aiuto, di accelerazione della loro attività. L’operaio che può evitare di fare delle operazioni ripetitive e dedicarsi maggiormente al controllo della qualità del suo lavoro, non deve essere spaventato dall’avvento dell’AI, così come il chirurgo che può farsi supportare dalla capacità di calcolo dell’AI per prendere decisioni più velocemente.
Bisogna però sempre partire dalla nostra mente. Se la semplificazione non parte da chi governa questo strumento, allora è preoccupante.
In questo senso c’è bisogno di mestieri di fiducia, analogici, che possano governare lo strumento digitale.
Si deve essere in grado di correggere la rotta dell’AI e per farlo non può che esserci l’intervento umano, di chi ha sperimentato, di chi ha attivato il pensiero laterale.

E’ intervenuta al salone della CSR presentando il progetto Metamorfosi 2030, ci racconta in cosa consiste?
Al Salone della CSR abbiamo presentato questo progetto, inserito nell’ultimo, in termini temporali, dei Quaderni de I Giovedì del Marketing, per aprire un tavolo di confronto sul “come” realizzare il concetto di sostenibilità. Nella pratica quotidiana, da dove partono le buone pratiche di CSR? Anche offrire un servizio di stireria ai propri dipendenti può essere un esempio concreto di sostenibilità aziendale, che può aumentare il benessere delle persone.
Le metamoforsi insomma non devono manifestarsi per forza in grandi gesti eclatanti ma possono partire dal piccolo e questo dimostra che la sostenibilità, che talvolta sembra un parolone per quello che si immagina sottenda, è alla portata anche delle piccole aziende.
Al Salone dunque ho portato la nostra voce, affinchè il concetto di sostenibilità diventi davvero alla portata di tutti, fuori dalla comunità accademica, attraverso contaminazioni. In questo senso parlo di sostenibilità agita, piccole azioni che possono fare anche le PMI. La sostenibilità deve diventare un asset.
Quali sforzi deve fare oggi un’azienda o anche un professionista per posizionarsi sul mercato in maniera efficace?
Sono convinta che, per quanto il posizionamento sia collegato ai bisogni e alle esigenze del proprio pubblico target, è anche fortemente legato a chi siamo, ai nostri valori, a come facciamo le cose.
Quando rifletto su altre identità di marca, indago sempre su chi è e come agisce il professionista o l’azienda e su come applica questo modo di essere nella sua attività.
In generale, non siamo molto bravi a comprendere “come” facciamo le cose perché ci focalizziamo sul “cosa” facciamo. Quel “come” invece è molto importante perché è fatto di scelte che impattano sul nostro posizionamento. Quindi la prima cosa che consiglierei a chi deve creare o vuol definire meglio il proprio posizionamento sul mercato è di fare una riflessione sul come intende attuare il proprio business.
Tornando all’AI, è quindi questo il momento di generare un nuovo umanesimo?
Penso sia sbagliato prendere posizioni estreme di contrapposizione tecnologia vs. umano.
Noi uomini abbiamo creato nuove tecnologie per vincere nuove sfide ma queste devono essere sempre asservite all’uomo. Bisogna raggiungere un equilibrio: non posso pensare che siamo auto-distruttivi, ad un mondo futuristico dove comandano le macchine. Il nuovo umanesimo rientra nei cicli storici. Pensiamo a tutti gli inventori del passato, quando non si separava l’innovatore dall’innovazione e quando spesso lo scienziato era anche un filosofo.
Quanto l’umano sarà di rilievo nel prossimo futuro siamo sempre noi stessi a deciderlo. A governare l’innovazione dovrà essere sempre l’uomo, perché al momento è l’unico che ha un cuore.