Un inverno troppo caldo, che non ha consentito la fioritura delle piante e piogge scarse, temperature troppo elevate nei mesi di maggio e giugno e poi la diffusione della cimice asiatica, insieme ad altre gravi avversità fungine, batteriche e virali sono alla base del drastico calo della produzione di nocciole in Campania.
Un calo quantitativo che si ripete da anni e che rischia di avere pesanti ripercussioni economiche per le aziende coinvolte e per il ruolo che la Campania tradizionalmente ha in Europa nella produzione di questo frutto.
A denunciare la gravità di questa situazione che coinvolge le aziende associate è l’AOA – Associazione Ortofrutticoltori Associati – che ha avviato un’intensa attività di monitoraggio tecnico per valutare l’effettiva entità del danno e individuare le partite di prodotto non colpite.
Le aree corilicole campane, spesso situate in territori montani fragili dal punto di vista idrogeologico, non rappresentano solo una risorsa economica ma anche un presidio ambientale e paesaggistico. Proteggere la nocciola campana significa salvaguardare un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, ancora oggi molto apprezzata dall’industria dolciaria per le sue caratteristiche organolettiche uniche.
Ad aprile l’associazione ha partecipato a un viaggio studio in Cile, organizzato dall’Unione Nazionale Italia Ortofrutta, per confrontarsi con realtà produttive, centri di ricerca e industrie di trasformazione, al fine di trasferire innovazioni tecnologiche e agronomiche alle aziende associate.
Sul fronte scientifico, AOA è promotrice di un evento internazionale che vedrà Napoli ospitare, il 25 e il 31 agosto, il gotha mondiale della ricerca sulla frutta a guscio, nell’ambito del Simposio Internazionale ISHS, con la collaborazione di università e centri di ricerca italiani e stranieri.
La richiesta lal regione Campania è di
- Attivare immediatamente una ricognizione ufficiale dei danni e le misure per le calamità naturali.
- Redigere un Piano Strategico per la nocciola campana che guardi oltre l’emergenza e sostenga la filiera in modo strutturale.
- Rimodulare le misure del CSR, coinvolgendo direttamente le organizzazioni di produttori.
- Rafforzare il sostegno alla ricerca universitaria e alla consulenza agronomica qualificata.
AOA ribadisce la necessità di un dialogo costante con le istituzioni regionali e nazionali: “Non vogliamo regole complicate – conclude la direzione – ma strumenti concreti, condivisi e funzionali a garantire il reddito delle imprese agricole e la sopravvivenza di una filiera d’eccellenza”.