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Quando la famiglia si spezza. Intervista all’Avv. Gian Ettore Gassani

Prendiamo spunto dal messaggio lasciato nel nostro forum il 3 aprile scorso da un lettore - un padre in evidente stato di frustrazione e sofferenza causato dalla separazione dalla moglie e dalla perdita della libertà di vedere sua figlia – per parlare con l’Avv. Gian Ettore Gassani, matrimonialista Presidente Nazionale AMI (Ass. Matrimonialisti Italiani per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia).

Ci sorprende subito la lunghezza del significato della sigla AMI, non una semplice associazione di avvocati matrimonialisti ma un’associazione il cui scopo è quello di tutelare soprattutto gli elementi deboli della famiglia nella separazione e nel divorzio: un sunto in pratica di quello che emergerà da questa intervista.

“Quello che si può leggere nel forum del sito”, spiega subito l’avv. Gassani, “è un caso classico che si incontra in materia di separazione e divorzio: il padre che viene ostacolato nei suoi contatti con i figli affidati alla madre. Da questo punto di vista il diritto di famiglia in Italia è sbilanciato a favore delle madri probabilmente per un retaggio culturale che, sin dal passato, vede nella figura materna l’unica in grado di occuparsi dei figli. Questo schema”, aggiunge Gassani, “è rimasto cristallizzato nel tempo ed ancora oggi dunque prevalgono i provvedimenti che affidano i figli alle madri piuttosto che ai padri sebbene i padri siano cambiati, siano cresciuti e maturati”.

Insomma, nonostante l’istituto dell’affido condiviso, sono pochi i casi in cui la fine di un rapporto matrimoniali sia accompagnato dal desiderio di continuare nella condivisione di un progetto di educazione e crescita dei figli. Casi come quello lamentato dal nostro lettore sono frequentissimi “sebbene proprio recentemente la Corte D’Appello abbia condannato una madre che ostacolava la frequentazione dell’ ex-marito con i propri figli ha creato un importante precedente ed è un segnale incoraggiante per molti, soprattutto padri, che vivono queste difficoltà”, commenta Gassani.

“Ritengo”, continua il noto matrimonialista, “che l’affidamento condiviso non sia solo un fatto giuridico. Purtroppo i figli non hanno un avvocato che li difenda eppure dovrebbero essere trattati come soggetti con diritti autonomi”. Quello che sottolinea l’avv. Gassani nella nostra chiacchierata è che in Italia si vive la fine di un rapporto matrimoniale con un senso di sconfitta e di tragicità che non esiste nel resto d’Europa. Senza voler affermare che il modello europeo sia giusto, è sicuramente più giusto però l’atteggiamento di molti genitori che si separano applicando il concetto di bi-genitorialità, ossia di condivisione, nonostante la separazione, delle problematiche relative ai figli senza conflittualità. Oltre ad un elemento culturalmente importante che influenza determinati atteggiamenti, il problema in Italia è anche legato alla mancanza di professionalità che aiutino la coppia, in fase di separazione, a mediare i contrasti nell’interesse dei figli.

“Il diritto di ottenere la separazione”, spiega Gassani, “non è il diritto di disporre dei propri figli come si vuole”. Gassani provocatoriamente (ma non troppo…) parla addirittura di risarcimento dei danni per i figli che subiscono involontariamente le angherie di genitori litigiosi in quanto il danno subito dai bambini nelle cause di separazione non consensuali è scientificamente dimostrato. “Alienazione, insicurezza sociale, complesso di inferiorità sono alcune delle conseguenze di separazioni in cui i figli sono usati come arma o come merce di scambio”. Ma chi vigila sul rispetto delle disposizioni di un giudice in merito all’affidamento dei figli? “Il Giudice tutelare, il giudice per i minori o il giudice ordinario”, ci risponde l’avvocato, ”secondo una divisione delle competenze che sfiora l’incostituzionalità visto che si basa sulla distinzione tra figli naturali e figli legittimi”. Proprio per evitare queste storture della legge e la confusione che spesso ne deriva, Gassani ci spiega che con l’AMI, che proprio in questo mese sta tendendo a Salerno un master in Diritto di Famiglia e Minorile con la simulazione di un processo, si sta cercando di creare un “Tribunale della famiglia” con magistrati specializzati che si occupino solo delle problematiche legate alla sfera familiare.

“Nel diritto di famiglia non esistono vincitori, esistono solo soluzioni”, afferma Gassani, “non mi piacciono le battaglie dei padri separati che vogliono annientare le madri, non deve esserci lotta di genere ferma restando la legittimità di decidere di escludere uno dei due genitori nei casi più gravi”. Quello che manca è la professionalità e la specializzazione. Gassani, salernitano di nascita, opera principalmente nel foro romano e sottolinea come, specie nelle città più piccole come la stessa Salerno, spesso l’avvocato fomenti il litigio.

Quello che Gassani insieme all’AMI cerca di far passare è un messaggio diverso. Spesso tenere alta la litigiosità significa aprire la strada a risoluzioni anche tragiche – e la cronaca recente ne è testimone – delle controversie familiari. Però l’avvocato, anche esperto matrimonialista, non può, da solo, aiutare una famiglia in difficoltà senza l’aiuto di altre figure professionali quali quella di uno psicologo, di un sociologo e di un antropologo.

“Stiamo spingendo affinché venga istituito un albo di avvocati specializzati che siano anche dei mediatori familiari che operino di concerto con altre figure specializzate nell’interesse dei soggetti deboli della separazione; bisogna inoltre sanzionare pesantemente chi confeziona denunce “false” senza le opportune verifiche pur di vincere una causa”, è il parere di Gassani che continua “guardo con orrore anche chi chiama i figli ad essere giudici dei genitori in ambito processuale. Il giudizio di un figlio è sicuramente il più spietato ma dovrebbe piuttosto essere un deterrente per quei genitori che impediscono all’altro genitore di vederli. Spesso infatti i figli “rapiti” ripudiano il genitore affidatario nel momento in cui si rendono conto di cosa gli è stato tolto e precluso con atteggiamento egoistico”.

La conclusione dell’avv. Gassani è dunque nell’accompagnare la famiglia in difficoltà verso la separazione “mediando” nelle situazioni più delicate e difficili e per questo il matrimonialista salernitano auspica, oltre alla nascita di avvocati-mediatori specializzati, anche alla formazione di giornalisti che possano trattare questa delicata materia con la giusta preparazione e sensibilità. La mediazione è infatti alla base della risoluzione di tante controversie e sottolinea Gassani “riscontro maggiore buon senso nelle famiglie di ceto medio-basso che in quelle di ceto alto in cui la maggiore disponibilità economica induce ad atteggiamenti più drastici e battaglieri”. Nonostante due terzi delle famiglie italiane si trovi in difficoltà, evidentemente la mediazione ed il buon senso hanno un peso importante visto che la famiglia resta un importante nucleo della società italiana ed il numero dei divorzi resta inferiore al resto dell’Europa.

07 / 05 / 2008

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