Le origini dell’arte interattiva: il Gruppo T
La Fondazione Filiberto Menna propone venerdi 1 Febbraio alle 20.00 il video catalogo “Gli ambienti del gruppo T . Le origini dell’arte interattiva”, prodotto nel 2005.
Gli appuntamenti per capire e conoscere l’arte contemporanea organizzati dalla Fondazione si fanno sempre più interessanti, come quando fanno accostare anche i profani a forme d’arte così peculiari eppure così vicine a noi.
Il videocatalogo ideato da Enrico Salvatori e Paolo Martore è quello prodotto in occasione di una mostra che nel 2005 la Galleria d’Arte Moderna di Roma ha dedicato al Gruppo T. curata da Mariastella Margozzi con Lucilla Meloni e Federico Lardera.
Ma chi è il Gruppo T?
Costituitosi a Milano nei primissimi anni sessanta per iniziativa degli artisti Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabiele De Vecchi, Grazia Varisco, assieme al Gruppo N, a Padova, dà vita ad una stagione di ricerche e sperimentazioni che, spingendosi oltre l’informale, lavora con rigore sui procedimenti e sui modi di costruzione dell’immagine. Arte programmata (questo il titolo della mostra curata nel 1962 da Umberto Eco al Negozio Olivetti di Milano), arte cinetica o arte gestaltica, come preferiva definirla Argan, questa esperienza artistica privilegia il lavoro di gruppo, senza, per questo, dice Menna, negare gli apporti della soggettività, ma cercando, appunto, di stabilire nessi e relazioni tra l’imprevedibilità, il caso e la regola. L’attenzione è rivolta all’analisi del testo visivo, al rapporto con lo spettatore che, precisa Colombo, deve diventare un “tecnico” della visione, piuttosto, che partecipare, empaticamente, all’evento, in chiara polemica con gli orientamenti dell’Happening. Il Gruppo T , come, del resto, il Gruppo N, seguendo una via diversa e fortemente critica nei confronti della Pop Art, pensa che compito dell’arte è di intervenire sulle immagini della comunicazione di massa e sull’iconosfera urbana per procedere a una rigorosa terapia visiva che ne evidenzi il carattere di strumento conoscitivo. Il lavoro del Gruppo T non tende a costruire oggetti con cui invadere il mondo, ma, piuttosto, e rigorosamente, analizzare degli oggetti, la loro struttura percettiva e conoscitiva. Struttura, dice Colombo, che non è mai una “struttura fissa”, ma una “strutturazione spazio-temporale”. Un’ esigenza di strutturazione e di organizzazione dinamica dello spazio che, sull’esempio precoce di Fontana, spinge le ricerche degli artisti del Gruppo T verso lo spazio-ambiente, verso un’“architettura ambientale”.
31 / 01 / 2008
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