L'avv. Gassani interviene in merito alla vicenda della 12enne di Treviso
Nei giorni scorsi le cronache hanno portato alla ribalta la vicenda della ragazzina di Treviso, 12 anni, che, per acquistare gli abiti firmati che i genitori le negavano, ha venduto foto di sè stessa nuda a compagni ed amici, facendosi pagare dai 5 ai 10 euro a scatto, inviato poi ai telefonini degli acquirenti tramite MMS.
Il dibattito circa le motivazioni e il background culturale e sociale che genera tali comportamenti è più aperto che mai, specie in considerazione del ripetersi di episodi che lasciano sempre più esterrefatti.
L'AMI, Associazione Matrimonialisti Italiani, attraverso le parole del suo presidente, l'avvocato di Salerno Gian Ettore Gassani, esprime la propria opinione in merito alla vicenda. “Non sono d’accordo con le tesi del professore Paolo Crepet", commenta Gassani (nella foto), "fatti del genere non avvengono solo in famiglie i cui genitori vestono abiti firmati. Trasversali rispetto a tutte le classi sociali, essi piuttosto dimostrano quanto sia grande la crisi di identità in cui sono caduti gli adolescenti in Italia”.

“Bullismo, consumismo sfrenato e vendita del proprio corpo testimoniano la portata del disagio minorile in Italia. A confermarlo sono i sempre più frequenti interventi dei giudici ordinari e minorili, degli psichiatri e dei servizi sociali. Il fatto di Treviso è quindi solo la punta di un iceberg atteso che il 30% degli adolescenti quattordicenni ammette di aver già contratto rapporti sessuali completi. Alla domanda sulle motivazioni le risposte sono disarmanti: lo faccio per gioco, per sentirmi adulto, perché l’ho visto su internet, per misurare le mie capacità.
Spesso queste vicende vengono a galla quando una famiglia si spacca e quindi, durante i processi per separazioni e divorzi”. Gassani aggiunge: “E’ indubbio che la mancanza di una corretta informazione, della necessaria educazione sessuale di base e la difficoltà di dialogo tra genitori e figli stiano abbassando la soglia della cosiddetta età adulta”.
Conclude: “Soltanto grazie alla professionalità della stragrande maggioranza dei giornalisti, nel rispetto della Carta di Treviso questi fatti non sono riportati nella loro giusta dimensione, specie allorquando avvengono in piccoli centri”.
29 / 06 / 2008
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