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In mostra a Salerno i falsi alimentari

E’ una vera e propria “galleria degli orrori” il museo del falso Made in Italy agroalimentare che Coldiretti Salerno esporrà il 25 giugno a partire dalle ore 9.00 nella storica sede della Camera di Commercio di Salerno in via Roma, 29. Per la prima volta a Salerno oltre 60 prodotti alimentari tarocchi dei cinque continenti spacciati come alimenti italiani con tanto di bandiere tricolori, nomi e simboli del Belpaese arrivano a Salerno, in uno dei luoghi più rappresentativi della città. L’Italia ha il triste primato delle produzioni alimentari piu’ imitate nel mondo. La falsificazione del Made in Italy a tavola genera un fatturato che supera i 50 miliardi di euro e in tutto il globo ben due piatti “italiani” su tre non sono stati realizzati nel Belpaese. E’ quanto denuncia Coldiretti Salerno che per l’occasione ha allestito un vero e proprio museo dei prodotti “taroccati” scovati in tutto il mondo che sarà aperto al pubblico unicamente giovedì 25 giugno. La difesa dell’identità territoriale delle produzioni è una necessità per combattere l'omologazione degli alimenti, delle culture, dei saperi e la delocalizzazione delle attività produttive e dare opportunità economica, dignità e sviluppo a tutti i Paesi del mondo”- ha sottolineato Pietro Caggiano- Presidente Coldiretti Salerno- nel precisare che “si tratta di una risposta democratica al bisogno di ogni popolo, che si impegna nel rispetto dei diritti e nella salvaguardia delle proprie specificità, di far riconoscere sui mercati internazionali i propri prodotti locali valorizzando il territorio”. Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che - sostiene Caggiano - causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale cercando un accordo sul commercio internazionale nel Wto per la tutela delle denominazioni dai falsi ma è anche necessario fare chiarezza a livello nazionale ed europeo dove occorre estendere a tutti i prodotti l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari. Da sottolineare poi che, tolti i prodotti a denominazione di origine, solo un prodotto su tre di quelli venduti nella grande distribuzione italiana è realizzato con prodotti agricoli italiani. Per ogni prodotto agricolo realizzato nei campi o negli allevamenti italiani, si sviluppa un Made in Italy alimentare cinque volte più grande tra contraffazioni e imitazioni. A fronte di 20 miliardi di export Made in Italy nel mondo, ci sono altri 50 miliardi generati da prodotti che non hanno mai visto il nostro Paese. I Paesi dove sono piu' diffuse le imitazioni sono Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti dove - denuncia la Coldiretti - appena il 2 per cento dei consumi di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con le importazioni di formaggi Made in Italy, mentre per il resto si tratta di imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. Ma a preoccupare sono anche le tendenze di Paesi emergenti come la Cina dove il falso Made in Italy è arrivato prima di quello originale e rischia di comprometterne la crescita. Le imitazioni più in voga sembrano essere tra i condimenti i San Marzano: pomidori pelati “grown domestically in the Usa” o i pomodorini di collina cinesi e la salsa Bolognese dall'Australia. Per non parlare della famosa Mozzarella Fresca prodotta in California e ancor meglio dell’Organic Mozzarella Cheese prodotta in Wisconsin che ben si accompagnano ai falsi degli spagheti napoletana, pasta milanesa, tagliatelle e capellini milaneza prodotti in Portogallo, linguine Ronzoni, risotto tuscan e polenta dagli Usa e penne e fusilli tricolore Di Peppino prodotti in Austria sono alcuni esempi di primi piatti taroccati. E non mancano casi di imitazione tra i prodotti simbolo della dieta mediterranea come il Pompeian olive oil che non ha nulla a che fare con i famosi scavi, ma è prodotto nel Maryland, o quello Romulo dalla Spagna con la raffigurazione in etichetta di una lupa che allatta Romolo e Remo. Non sfugge al tarocco anche il vino simbolo del Made in Italy come il Chianti “clonato” nella Napa Valley in California mentre da ricordare anche l'Amaretto Venezia prodotto in Germania in una bottiglia la cui forma imita quella dell'Amaretto di Saronno, il caffè Trieste italian roast espresso prodotto in California con confezione tricolore come i biscotti Stella d'oro prodotti nello Stato di New York (USA). Il parmigiano reggiano e grana padano sono con il Parmesan la punta dell'iceberg diffuso in tutto il mondo, ma c'è anche - sottolinea la Coldiretti - il Romano prodotto nell'Illinois con latte di mucca anziché di pecora, il Parma venduto in Spagna senza alcun rispetto delle regole del disciplinare del Parmigiano Reggiano o la Fontina danese e svedese molto diverse da quella della Val d'Aosta, l'Asiago e il Gorgonzola statunitensi o il Cambozola tedesco imitazione grossolana del formaggio con la goccia. La lista è lunga - precisa la Coldiretti - anche per i salumi con la presenza sulle tavole del mercato globale di pancetta, coppa, prosciutto Bussento Made in California, ma anche di falsi salami Toscano, Milano e addirittura di soppressata Calabrese tutelata dall'Unione Europea come prodotto a denominazione di origine. 24 / 06 / 2009




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